L’importanza di esaminarci bene.



A somiglianza di un giardino, la vita spirituale richiede continue cure, poiché i difetti possono nascere nei luoghi più reconditi e nelle forme più inattese, soffocando i fiori e i frutti della virtù che Dio vuole coltivare in noi.

Uno dei detti più famosi della Filosofia antica è, certamente, “conosci te stesso”. La frase attribuita a Socrate, filosofo ateniese, ci fa prestare attenzione a una verità generalmente poco ricordata: l’importanza di considerarci sempre secondo il nostro reale valore.


Un fatto accaduto nella vita del Dott. Plinio Corrêa de Oliveira potrà aiutarci a comprenderla meglio.

Cosa differenzia un uomo libero da un criminale?

Fin da molto giovane, il Dott. Plinio brillò per il suo talento come oratore e per questo era frequentemente chiamato a parlare nei più svariati ambienti. Una volta fu invitato a tenere una conferenza di preparazione alla Comunione Pasquale a Carandiru, un antico carcere della città di San Paolo, un’esperienza molto insolita per uno che proveniva dall’alta società paulista, abituato alle relazioni nei circoli aristocratici.



Prigione di Carandiru, San Paolo (Brasile)

Già all’ingresso, uno dei direttori del carcere lo avvertì del rischio esistente e raccomandò di essere vigile. Ma in quel luogo entrò il giovane oratore, attratto soprattutto dall’opportunità che gli si presentava di mettere in pratica la sua propensione per l’analisi psicologica. E quale fu la sua sorpresa quando si imbatté, dietro le sbarre, in volti più simili a quelli delle persone che vedeva ogni giorno camminando per le strade di quanto avesse immaginato… Comprese, al tempo stesso, che queste si differenziavano dai detenuti in un punto specifico, che apparve chiaro alla sua mente durante il discorso come conclusione inequivocabile: gli individui liberi facevano, sia pure discretamente e imperfettamente, piccoli esami di coscienza nel corso della loro vita; quelli che erano in carcere, al contrario, non si erano mai esaminati così, e questo li aveva portati a cadere nei crimini per i quali ora subivano una giusta pena.


Prigione di Carandiru: alcuni carcerati negli anni ‘30

Secondo una comparazione fatta dallo stesso Dott. Plinio, le colpe sono simili a cariche di polvere da sparo che si accumulano nelle nostre anime: chi non si esamina mai corre il rischio che il materiale pericoloso acquisti volume in una quantità tale che una piccola scintilla finisce per innescare un disastro inimmaginabile.

Eccellente mezzo di progresso spirituale


Qualcuno potrebbe obiettare che gli esercizi di pietà e di perfezionamento spirituale – tra cui l’esame di coscienza – o anche gli stessi Sacramenti, oggi risultino anacronistici. Tuttavia, tale giudizio nasce, molto probabilmente, da una cattiva comprensione di queste pratiche salutari.


Per dirla con le parole di un sacerdote gesuita, “per combattere la morte, mangiamo tutti i giorni; per recuperare dalle fatiche, dormiamo. Questo duplice rimedio è molto antico! Hai intenzione di metterlo da parte con il pretesto che sia roba vecchia?”1 Ora, se per progredire nella vita soprannaturale abbiamo a nostra disposizione mezzi eccellenti, di un’efficacia mai contestata, perché non servircene?

L’anima umana: con cosa compararla?

Chi pensa che la nostra anima sia come un veicolo che, solo di tanto in tanto, necessiti di una revisione è un grande illuso… La vita spirituale, al contrario, assomiglia a un giardino che richiede continue cure, poiché i difetti possono nascere nei luoghi più reconditi e nelle forme più inattese.


Quelli che sono un po’ esperti di botanica conoscono bene un certo tipo di pianta particolarmente combattuta: la gramigna. Soprattutto in un paese tropicale come il Brasile, il cui suolo fertilissimo dà anche ciò che non ci aspettiamo, questi “nemici” vegetali si diffondono con una velocità sorprendente!


Possiamo stabilire una grande analogia tra questa realtà naturale e l’anima umana. Se non stiamo attenti, i vizi soffocano i fiori e i frutti della virtù e rendono le nostre anime simili al “campo del pigro” descritto nel Libro dei Proverbi: “Sono passato vicino al campo di un pigro, alla vigna di un uomo insensato: ecco, ovunque erano cresciute le erbacce, il terreno era coperto di cardi e il recinto di pietre era in rovina. Osservando, riflettevo e, vedendo, ho tratto questa lezione: un po’ dormire, un po’ sonnecchiare, un po’ incrociare le braccia per riposare e intanto viene passeggiando la miseria e l’indigenza come un accattone!” (24, 30-34)


Giardini della Reggia di Versailles (Francia)

Di fronte a questa realtà implacabile, abbiamo a portata di mano l’aiuto dell’esame di coscienza che, se fatto bene – e non solo settimanalmente o mensilmente, ma quotidianamente – può ottenere grandi ed eccellenti risultati. Bastano pochi minuti per fare un’utile analisi quotidiana della propria coscienza

L’esame di coscienza generale

Nel suo libro Esercizi di perfezione e virtù cristiane – opera che, secondo Sant’Antonio Maria Claret, portò in Cielo un numero di anime maggiore delle stelle che brillano nel firmamento2 –, Padre Alonso Rodríguez, della Compagnia di Gesù, ci offre un eccellente trattato sull’esame di coscienza, con insegnamenti di stampo eminentemente ignaziano.3 Tra questi c’è la distinzione tra l’esame generale e l’esame particolare

L’esame generale riguarda tutte le azioni di un giorno o di un periodo. È quello che facciamo prima della Confessione sacramentale. Consiste in cinque punti o parti. Quando ci ritiriamo per farlo, prima di tutto rendiamo grazie a Dio per i benefici ricevuti – cosa molto utile perché confrontiamo la bontà e la liberalità di Nostro Signore con la nostra malvagità e la nostra indolenza.


Poi Gli chiediamo di aiutarci a conoscere le nostre colpe e i nostri peccati. Il Dott. Plinio utilizzava un esempio molto particolare per sottolineare l’importanza di esaminare se stessi con precisione: non c’è chirurgo al mondo che osi operare al buio; e quando si tratta dell’esame di coscienza, siamo nel contempo sia chirurghi che pazienti. Per questo dobbiamo chiedere – non solo in quel momento, ma continuamente – la grazia di essere illuminati per conoscerci bene: “Signore, che io riabbia la vista!” (Lc 18, 41). Come correggere, altrimenti, i difetti che non conosciamo o che conosciamo male?


Il terzo passo consiste nel considerare le colpe commesse dall’ultima Confessione; il quarto, nel chiedere perdono a Dio Nostro Signore per le nostre colpe, sentendoci dispiaciuti e pentendoci per averle commesse. Possiamo ripassare i Comandamenti o i consigli evangelici con l’aiuto di una lista o di un elenco di colpe, trovando dove cadiamo e offendiamo Dio. Infine, facciamo il proposito di non peccare più, con l’aiuto della grazia divina, e concludiamo con qualche breve preghiera – un Padre Nostro o un’Ave Maria, per esempio.

Gerarchia di valori

Va notato che tutta la forza di quest’esame si trova negli ultimi due punti: il pentimento sincero e la decisione di non peccare più. Da essi provengono i frutti più preziosi di perfezione che una simile consuetudine può portare all’anima e, per inciso, si tratta di due requisiti indispensabili per il Sacramento della Confessione.


Lo scopo dell’esame di coscienza generale, come sostiene Padre Garrigou-Lagrange,4 non è primariamente nell’enumerazione completa ed esauriente di colpe veniali, ma nel vedere e accusare sinceramente il principio da cui esse derivano per noi. A questo proposito, il dott. Plinio afferma: “Un esame di coscienza ben fatto deve includere non solo gli atti peccaminosi, ma le tendenze che ci portano a compiere questi atti. Perché è necessario recidere la radice del male, affinché il male non si verifichi”.5


Padre Alonso Rodríguez6 – e qui ci riferiamo ancora una volta alle figure del regno vegetale – spiega che se estirpiamo la radice dell’erba cattiva, presto l’intera pianta appassirà e si seccherà. Tuttavia, se potiamo solo i rami e lasciamo le radici nel terreno, presto tornerà a germogliare e a crescere.

L’esame particolare

D’altra parte si usa dire che “chi troppo vuole, nulla stringe”. E, per questo, Sant’Ignazio di Loyola dava ancor più importanza al cosiddetto esame particolare che all’esame generale, perché ci permette di prendere uno dopo l’altro i nostri difetti e di superarli più facilmente. Inoltre, combattere per dominare un vizio equivale a combattere contro tutti i vizi.


Il popolo d’Israele, quando si trovava di fronte alle nazioni nemiche, veniva incoraggiato da Dio che diceva: “Non tremare davanti ad essi, perché il Signore tuo Dio è in mezzo a te Dio grande e terribile. Il Signore tuo Dio scaccerà a poco a poco queste nazioni dinanzi a te; tu non le potrai distruggere in fretta” […] (Dt 7, 21-22). Qualcosa di simile accade con le imperfezioni della nostra anima. Dio vuole da noi che lottiamo duramente contro i nostri difetti, ma ci avverte che avremo più successo se attacchiamo nemici specifici e perseveriamo nella lotta contro di essi, finché non li sconfiggiamo completamente: “Ho inseguito i miei nemici e li ho raggiunti, non sono tornato senza averli annientati. Li ho colpiti e non si sono rialzati sono caduti sotto i miei piedi” (Sal 18, 38-39).

Il metodo d’azione


Sant’Ignazio di Loyola – Casa Madre degli Araldi del Vangelo, San Paolo (Brasile)

Procediamo nel nostro esame particolare con lo stesso metodo dell’esame generale. Quanto alla materia da scegliere, come indicato da Padre Alonso Rodríguez,7 questa deve partire dalle colpe esteriori che turbano e non edificano il prossimo, anche se vi sono altri difetti interiori maggiori, perché la ragione e la carità ci chiedono di cominciare da ciò che può causare danno agli altri e di vivere in modo tale che non si lamentino di noi. Ma non dovremo persistere a combattere contro i peccati esterni per tutta la vita: più facili da vincere, dobbiamo liberarcene il più possibile, per iniziare la lotta contro le imperfezioni interiori.


Riguardo a queste ultime, l’ideale è prendere una virtù che riteniamo più necessario coltivare – che presuppone un vizio opposto da combattere – e dividerci in punti concreti, che diventeranno facilmente analizzabili. Sarebbe quindi un errore prendere come risoluzione una cosa del tipo: “Sarò umile in tutto ed estirperò l’orgoglio dalla mia anima”. Nonostante sia un ottimo desiderio, questa risoluzione include molti altri atteggiamenti e disposizioni, e sarebbe di scarso beneficio spirituale lavorare con qualcosa di così generico. È molto più conveniente scegliere punti come: “Non pronuncerò parole che sfocino nella lode di me stesso” o “Taglierò in partenza ogni pensiero vano e superbo relativo al mio onore personale”, propositi concreti, il cui compimento o la cui inosservanza è facilmente percepibile.

Quanto deve durare il combattimento a un punto?

Sappiamo che le passioni sono insite nella natura umana ed è impossibile sradicarle completamente. Se dovessimo aspettare di smettere di provare l’impeto provocato da una certa passione – come la collera o l’invidia, per esempio –, non cambieremmo mai la materia in esame.


La nostra lotta contro il vizio deve continuare fino a quando non si indebolisce e possiamo frenarlo con rapidità e facilità.


Vedremo così con quanto profitto e beneficio verranno spesi alcuni minuti della nostra giornata, e quanto leggera diventerà l’analisi dei nostri atteggiamenti interni ed esterni.