La scena dell’Orto si ripete…

Se perseguitare la Chiesa è perseguitare Gesù Cristo, e se anche oggi la Chiesa è perseguitata, allora Cristo è perseguitato. La Passione di Nostro Signore si ripete in qualche modo ai nostri giorni.



Plinio Correa de Oliveira

La vera pietà deve permeare tutta l’anima umana e, di conseguenza, deve anche risvegliare e stimolare emozioni. Non è solo emozione, nemmeno principalmente emozione. La pietà nasce dall’intelligenza formata da uno studio catechetico accurato. Comporta una conoscenza esatta della nostra Fede e, pertanto, delle verità che governano la vita interiore.

La vera pietà risiede anche nella volontà, perché esige di desiderare seriamente di realizzare il bene che l’intelligenza ci ha fatto conoscere. Non basta, per esempio, sapere che Dio è perfetto; abbiamo bisogno di amare questa perfezione e desiderarla per noi stessi il più possibile. In questo risiede l’anelito alla santità. Si noti che “desiderare” non significa sentire velleità vaghe e sterili. Vogliamo seriamente un determinato bene solo quando siamo disposti a fare tutti i sacrifici per ottenerlo.


Che cosa dare a Nostro Signore nei giorni della Passione?


Così, la prova che desideriamo seriamente amare Dio e cercare la nostra santificazione è che siamo disposti a fare tutti i sacrifici per raggiungere questo obiettivo supremo. Senza questo, ogni “volere” non è altro che illusione e menzogna. Possiamo sentire una grande tenerezza nella contemplazione delle verità e dei misteri della Religione, ma se non adottiamo poi risoluzioni serie ed efficaci, a nulla varrà la nostra pietà.


Questo è ciò che va detto soprattutto nei giorni della Passione di Nostro Signore. Non serve a nulla seguire con tenerezza i vari episodi della Passione. Sarebbe qualcosa di eccellente, ma non sufficiente. Dobbiamo dare a Nostro Signore, in questi giorni, prove sincere della nostra devozione e del nostro amore.

Queste prove, noi le diamo col proposito di correggere la nostra vita e di lottare con tutte le nostre forze per la Santa Chiesa Cattolica, Corpo Mistico di Cristo. Quando Nostro Signore interpellò San Paolo sulla via per Damasco, gli chiese: “Saulo, Saulo, perché Mi perseguiti?” (At 9, 4). Il futuro Apostolo perseguitava la Chiesa, e Nostro Signore gli disse che era Lui stesso che perseguitava.

Se perseguitare la Chiesa è perseguitare Gesù Cristo, e se anche oggi la Chiesa è perseguitata, allora Cristo è perseguitato. La Passione di Nostro Signore Gesù Cristo si ripete in qualche modo ai nostri giorni.


Meditiamo su quello che Cristo ha sofferto

Come si perseguita la Chiesa? Attentando ai suoi diritti o lavorando per allontanare da lei le anime. Ogni atto con cui si allontana dalla Chiesa un’anima è un atto di persecuzione nei confronti di Cristo.

Ogni anima è un membro vivo della Chiesa. Quindi, strappare un’anima alla Chiesa è strappare un membro al Corpo Mistico di Cristo, è fare a Nostro Signore, in un certo senso, quello che farebbero a noi se ci strappassero gli occhi.

Se poi vogliamo partecipare al dolore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, meditiamo su ciò che Egli ha sofferto per mano dei suoi carnefici, ma non dimentichiamoci di tutto quanto ancor oggi si fa per ferire il Cuore Divino.

Soprattutto perché Nostro Signore, durante la sua Passione, ha previsto tutto ciò che sarebbe accaduto dopo. Ha previsto tutti i peccati di tutti i tempi, e anche quelli dei nostri giorni. Ha previsto i nostri peccati e per essi ha sofferto anticipatamente.


Siamo stati presenti nell’Orto come carnefici, e come carnefici abbiamo seguito la Passione passo dopo passo fino alla cima del Golgota.

Pentiamoci, dunque, e piangiamo.

La Chiesa, sofferente, perseguitata, vilipesa, sta lì davanti ai nostri occhi indifferenti o crudeli. Ci sta davanti come Cristo davanti a Veronica. Partecipiamo al dolore dei suoi patimenti. Con il nostro affetto, consoliamo la Santa Chiesa per tutto quanto ella soffre. Possiamo essere sicuri che, in questo modo, daremo a Cristo stesso una consolazione identica a quella che Veronica Gli ha dato.

Il peccato dell’indifferenza verso Dio

“Ecce Homo”

Cominciamo con la fede. Certe verità riguardanti Dio e il nostro destino eterno, possiamo conoscerle con la semplice ragione; altre, soltanto perché Lui ce le ha insegnate.

Nella sua infinita bontà, Dio Si è rivelato agli uomini nell’Antico e nel Nuovo Testamento, insegnandoci ciò che la nostra ragione non avrebbe potuto svelare e ancora molte verità che avremmo potuto conoscere razionalmente, ma che l’umanità, per sua stessa colpa, non conosceva più di fatto.

La virtù per cui crediamo nella Rivelazione è la fede. Nessuno può praticare un atto di fede senza l’ausilio soprannaturale della grazia di Dio. Questa grazia, Dio la dà a tutte le creature e, in abbondanza torrenziale, ai membri della Chiesa Cattolica come condizione della loro salvezza. Nessuno giungerà all’eterna beatitudine se rifiuta la fede. È per la fede che lo Spirito Santo abita nei nostri cuori. Rifiutarla significa rifiutare lo Spirito Santo e scacciare Gesù Cristo dall’anima.

Pensiamo ora a quanti cattolici oggi rifiutano la fede. Sono stati battezzati, ma hanno smesso di credere per colpa loro, perché nessuno perde la fede senza colpa, e colpa mortale.

Eccoli che, indifferenti o ostili, pensano, sentono e vivono come pagani e, per questo, la loro disgrazia è immensa. In modo indelebile è in essi il segno del Battesimo. Sono segnati per il Paradiso, e camminano verso l’inferno.

Nella loro anima redenta, l’aspersione del Sangue di Cristo è segnata, nessuno la cancellerà. È in un certo senso lo stesso Sangue di Cristo che essi profanano quando accettano principi, massime, norme contrarie alla dottrina della Chiesa.


Il cattolico apostata ha qualcosa di analogo al sacerdote apostata. Trascina con sé i resti della sua grandezza, li profana, li degrada e si degrada con loro. Ma non li perde.

E noi? Ci importa di questo? Soffriamo per questo? Preghiamo affinché quelle anime si convertano? Facciamo penitenze? Facciamo apostolato? Dov’è il nostro consiglio, la nostra argomentazione, la nostra carità? Dov’è la nostra altera ed energica difesa delle verità che essi negano o ingiuriano?


Il Sacro Cuore sanguina per questo. Sanguina per la loro apostasia e per la nostra indifferenza. Indifferenza doppiamente riprovevole, perché è indifferenza verso il nostro prossimo e, soprattutto, indifferenza verso Dio.

Coincidenza o cospirazione?


Quante anime, nel mondo intero, stanno perdendo la fede? Pensiamo all’incalcolabile numero di giornali empi, libri empi, film empi, programmi radiofonici empi di cui si riempie quotidianamente l’orbe. Pensiamo agli innumerevoli operai di Satana che, nelle cattedre, nel recesso della famiglia, nei luoghi di riunione o di svago, propagano idee empie.

Con tutto questo sforzo, chi può affermare che non succede niente? Gli effetti di tutto questo sono davanti a noi. Quotidianamente le istituzioni, i costumi, l’arte si stanno decristianizzando, segno incontrovertibile che il mondo stesso si sta perdendo nei confronti di Dio.

Non ci sarà in tutto questo una grande cospirazione? Tanti sforzi, armoniosi tra loro, uniformi nei loro metodi, nei loro obiettivi, nel loro sviluppo, sono pura e semplice coincidenza? Dove e quando intuizioni disarticolate hanno prodotto in modo così articolato la più formidabile offensiva ideologica conosciuta dalla Storia, la più completa, la più ordinata, la più estesa, la più ingegnosa, la più uniforme nella sua essenza, nei suoi fini, nella sua evoluzione?

Non lo pensiamo e non lo percepiamo; al contrario, dormiamo nel torpore della nostra vita quotidiana. Perché non siamo più vigili? La Chiesa soffre tutti i tormenti da sola. Lontano, molto lontano da essa, sonnecchiamo. È la scena dell’Orto che si ripete.

Per dirla tutta, la Chiesa non ha mai avuto così tanti nemici e, paradossalmente, non ha mai avuto così tanti “amici”.

Innumerevole falange di anime fredde

Mons. João Scognamiglio Clá Dias nel solenne Ufficio della Passione – Basilica Madonna del Rosario, Caieiras (Brasile)

Questa fede che tanti combattono, perseguitano, tradiscono, grazie a Dio la possediamo. Ma che uso ne facciamo? La amiamo? Ci rendiamo conto che la nostra più grande fortuna nella vita consiste nell’essere membri della Santa Chiesa, che la nostra più grande gloria è il titolo di cristiano?

Se sì – e quanto sono rari coloro che in coscienza potrebbero rispondere affermativamente – siamo disposti a fare tutti i sacrifici per conservare la fede?

Non diciamo in un attacco di romanticismo di sì. Guardiamo i fatti con freddezza.

Non c’è accanto a noi il carnefice che ci colloca nell’alternativa della croce o dell’apostasia. Ma, tutti i giorni, la conservazione della fede ci impone di fare sacrifici. Li facciamo? È proprio vero che per preservare la fede evitiamo tutto ciò che potrebbe metterla in pericolo? Evitiamo le letture che possono offenderla? Evitiamo le compagnie nelle quali è esposta al rischio? Cerchiamo gli ambienti nei quali la fede fiorisce e crea radici? Oppure, in cambio di piaceri mondani e passeggeri, viviamo in ambienti in cui la fede langue e minaccia di cadere in rovina?

Ogni uomo, per il suo stesso istinto di socievolezza, tende ad accettare le opinioni degli altri e, in genere, ai nostri giorni le opinioni dominanti sono anticristiane. Si pensa contrariamente alla Chiesa, in materia di Filosofia, Sociologia, Storia, di Scienze positive, di Arte, di tutto insomma I nostri amici seguono la corrente.

Abbiamo il coraggio di differenziarci? Proteggiamo il nostro spirito da qualsiasi infiltrazione di idee sbagliate? Pensiamo con la Chiesa in tutto e per tutto? Oppure ci accontentiamo, per negligenza, di vivere accettando tutto quanto lo spirito del secolo ci inculca, e semplicemente perché esso ce lo inculca?

È possibile che non abbiamo scacciato Nostro Signore dalla nostra anima. Ma come trattiamo questo Ospite Divino? È Lui l’oggetto di tutte le attenzioni, il centro della nostra vita intellettuale, morale e affettiva? È Lui il Re? O c’è solamente un piccolo spazio per Lui, dove lo tolleriamo come ospite secondario, poco interessante e un po’ fastidioso?


Quando il Divino Maestro gemette, pianse, sudò sangue durante la Passione, non erano solo i dolori fisici a tormentar- Lo, né le sofferenze provocate dall’odio di coloro che Lo perseguitavano in quel momento. Lo tormentava ancora tutto quanto si sarebbe fatto contro di Lui e contro la Chiesa nei secoli a venire.

Egli pianse per l’odio di tutti i malvagi, di tutti gli Ariani, Nestoriani, Luterani, ma pianse anche perché vedeva davanti a Sé l’interminabile corteo delle anime fredde, delle anime indifferenti che, senza perseguitarLo, non Lo amavano come dovevano.

È la falange innumerevole di coloro che hanno trascorso la loro vita senza odio e senza amore, i quali, secondo Dante, erano lasciati fuori dall’inferno perché nemmeno all’ inferno c’era un posto adeguato per loro.


Estratto, con adattamenti da: O Legionário. São Paulo. Anno XIX. N.764 (30 marzo 1947); p.1; 7

Fonte: Rivista Araldi del Vangelo · Aprile 2020

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