Baldovino IV, re di Gerusalemme – Regalità e sventura si baciano.


“Battaglia di Ascalon”, di Charles-Philippe Larivière - Reggia di Versailles (Francia)

Il XII secolo vide in un uomo eletto lo stato più eccelso e più miserabile che qualcuno potesse raggiungere in quel momento. La sua figura, però, si è fissata nei cieli della Storia come simbolo di coraggio eroico di fronte alla sofferenza.


Dopo la Prima Crociata, indetta da Papa Urbano II, il Santo Sepolcro di Nostro Signore Gesù Cristo fu riconquistato e tolto dalle mani dei musulmani e i cristiani fondarono un regno a Gerusalemme. Grazie al suo augusto vincolo con il Salvatore, divenne così il centro dell’attenzione di tutta la Cristianità.


Quale gloria per la Città Santa, ma che gloria paradossale! Non sono stati l’oro e l’argento, né le vittorie o il successo a renderla grande davanti alle nazioni, ma il dolore, la lotta e la croce.


Purtroppo, questo santo regno fu avvelenato dall’ambizione e, nel XII secolo, il suo antico splendore stava per tramontare. Se all’inizio la corte di Gerusalemme era stata un baluardo di modestia, al punto che il suo primo monarca, Goffredo di Buglione, aveva rifiutato di indossare una corona d’oro perché non si sentiva degno di portarla dove Cristo aveva voluto essere incoronato di spine, ora era corrotta dalla vanità. L’ideale delle Crociate si stava estinguendo.


Come il sole, però, al suo crepuscolo il Regno di Gerusalemme avrebbe manifestato i suoi fulgori più belli.

Un bambino segnato dal dolore


Ancora bambino, colui che era chiamato alla regalità Guglielmo di Tiro scopre i sintomi della lebbra nel giovane Baldovino, miniatura dall’opera “Estoire d’Eracles” – British Library, Londra

Il re Amalrico I, discendente della nobiltà degli Angiò in Francia, fece dono alla città santa di un virtuoso erede al trono, Baldovino. La sua dedizione negli studi, la sua vivacità nelle attività ricreative, la sua agilità nell’equitazione, superiore a quella dei suoi antenati, avrebbero portato tutto il regno a riporre in lui le più grandi speranze, se il bambino non fosse già stato, in così tenera età, marcato dal segno dei predestinati: la sofferenza.


All’età di nove anni, Baldovino si imbatté in una tragedia. Guglielmo di Tiro, il suo educatore, racconta che un giorno, mentre il piccolo giocava con altri bambini della sua età, notò che nessun colpo gli procurava dolore, ma veniva preso con indifferenza: «Pensavo, dapprima, che in lui ci fosse un merito della pazienza e non una mancanza di sensibilità; lo chiamai, mi misi a esaminare da dove provenisse tale comportamento e infine scoprii che il suo braccio e la sua mano destra erano alquanto insensibili».1


Questa situazione preoccupò Guglielmo e, soprattutto, il padre del bambino. Dopo aver consultato i medici, i loro peggiori sospetti furono confermati: aveva contratto la lebbra, una malattia incurabile a quei tempi.


Quando raggiunse la pubertà, Baldovino fu avvertito della sua malattia. Tuttavia, la notizia non scosse in alcun modo la forza virile della sua anima: ancora così piccolo, vedendosi invitato dal Divin Redentore a salire sul Calvario, si comportò come un eroe e non indietreggiò mai di fronte al dolore.

Forza d’animo invincibile

Alla morte di Amalrico I, il principe fu incoronato e consacrato re nella Chiesa del Santo Sepolcro il 15 luglio 1174, all’età di appena tredici anni. A partire da quel momento, fu chiamato Baldovino IV.


Possiamo ben immaginare il dramma di quest’uomo. In Terra Santa, Nostro Signore Gesù Cristo aveva compiuto prodigiosi miracoli: i sordi potevano udire, i ciechi vedere, i paralitici camminavano; la Sua semplice ombra allontanava le malattie. Lì, soprattutto, il Redentore aveva guarito i lebbrosi! Era vero che l’era dei miracoli era finita? Non avrebbe Egli potuto restituire al giovane re la salute? Certamente, pensieri come questi invadevano l’anima di Baldovino, mentre passeggiava per le strade di Gerusalemme… E la speranza di un miracolo gli dava il coraggio di continuare il suo governo. Tuttavia, era disposto, se la guarigione non fosse arrivata, a mantenersi saldo nel suo dovere, perché anche l’Agnello Divino, piagato e sfigurato come un lebbroso, Si era assiso sul trono della Croce.


Ora, la sofferenza del principe non si limitava alla sua malattia. L’ambizione e l’interesse personale imperversavano alla corte di Gerusalemme. Poiché egli non poteva avere discendenti, tutti ambivano al trono e, lungi dall’augurargli un recupero della salute, desideravano la sua morte. Conoscendo lo stato della nobiltà, Baldovino presentiva la rovina del suo regno: non c’era, tuttavia, nessuno intorno a lui degno di succedergli.


Incoronazione di Baldovino IV, di Simon Marmion – Biblioteca di Ginevra (Svizzera)

Come se questo non bastasse, Saladino, capo dei secolari nemici di Cristo, i musulmani, approfittando di una serie di circostanze tra cui il fatto che a Gerusalemme regnava un “bambino” lebbroso, decise di sferrare una serie di attacchi per impossessarsi di Damasco, città chiave per la conquista dell’intero territorio.


È in questo contesto che si svolse la prima battaglia di Baldovino. All’età di quattordici anni, si mise al comando dell’esercito cattolico, unendosi alle truppe del cugino Raimondo di Tripoli. Il 1° agosto 1176, nella piana di Bega, il re lebbroso ottenne una clamorosa vittoria dopo un duro combattimento. Nonostante la malattia, cavalcava come un vero guerriero e brandiva la lancia con estrema forza. I cavalieri cristiani verificarono così il genio militare del loro sovrano e il coraggio del suo temperamento e, tornati a Gerusalemme, egli fu acclamato da tutto il popolo.

Commosse i Cieli…

Quest’anima invincibile, vedendo tante tragedie abbattersi sul suo capo mentre, ogni giorno, la lebbra si manifestava con sintomi sempre più atroci, avrebbe avuto ogni scusa per esimersi dai suoi ardui obblighi di guerriero. Affrontò, invece, i più gloriosi e insigni combattimenti, uno dei quali, particolarmente memorabile, ebbe luogo a Montgisard.


Approfittando dell’assenza di Baldovino e delle truppe cristiane che combattevano ad Ascalona, Saladino si precipitò con presunzione sulla Città Santa. Il giovane re, che aveva sedici anni, soffrendo i dolori causati dalle piaghe aperte che cozzavano contro l’armatura, lasciò Ascalona, dove aveva ottenuto una nuova vittoria, e partì alla ricerca del sultano, con soli trecentosettanta cavalieri, la maggior parte dei quali guerrieri della retroguardia. Lo sorprese a metà strada verso Gerusalemme, ma l’imprevisto non soppiantò la sproporzione numerica tra i due eserciti: i cristiani erano poche centinaia contro decine di migliaia. Baldovino sentì l’esitazione dei suoi…


Scese allora da cavallo e si prostrò con la faccia a terra davanti a un frammento della vera Croce, portato dal Vescovo Alberto di Betlemme. Pieno di fede, implorò Nostro Signore Gesù Cristo di dare loro la vittoria. A quel punto si verificò una scena indubbiamente commovente: le lacrime rigavano il volto piagato di Baldovino, appena alzatosi dal terreno sabbioso. Di fronte a tale sublimità, i soldati, estasiati, giurarono di vincere o morire! Nei loro cuori la santa collera cominciò a competere con la fede, e l’ideale delle prime Crociate tornò a risplendere.2 Erano tutti «pieni della grazia celeste, che li rendeva più forti del solito».3


La battaglia ebbe inizio e l’esercito musulmano, nettamente superiore in numero, non fu capace di contenere l’impeto delle cariche di cavalleria dei franchi. Quando ormai era calata la notte, questi si misero all’inseguimento dei fuggitivi. Saladino riuscì a fuggire, ma quando giunse al Cairo, centro dell’impero musulmano, vide che gli erano rimaste solo poche centinaia di soldati. La vittoria cristiana a Montgisard era stata totale!


Questo bellissimo risultato, ottenuto con l’aiuto del Cielo e considerato da Guglielmo di Tiro come il più memorabile, avvenne nel terzo anno di regno di Baldovino IV, che fu accolto gloriosamente a Gerusalemme al canto del Te Deum.

…e impose rispetto all’inferno!

Molti potrebbero pensare che se Baldovino non fosse stato un lebbroso, la Storia sarebbe stata molto diversa. Tuttavia, sebbene possa esserci del vero in questa affermazione, non possiamo non considerare che, senza questa paradossale sventura, il Regno di Gerusalemme non avrebbe mai avuto la gloria di essere governato da un monarca così simile al Divin Redentore. E si tratta di un dono incomparabile!


In effetti, l’unione di Baldovino con il Re Crocifisso divenne così intima che egli fu in grado di mettere in fuga il nemico con la sua semplice presenza, proprio come fece il Salvatore nell’Orto degli Ulivi, quando fece cadere prostrati coloro che venivano ad arrestarLo (cfr. Gv 18, 4-6). Questo fatto, forse bello quanto la vittoria di Montgisard, si svolse a Beirut.


L’arrogante disobbedienza di Rinaldo di Chatillon, vassallo del re cristiano, incitò Saladino ad attaccare quella città, per terra e per mare. Baldovino, però, era già quasi agonizzante per lo stato avanzato della lebbra. «Lo sfortunato principe aveva perso la vista e le estremità del suo corpo stavano andando in putrefazione; egli non poteva più servirsi né dei piedi né delle mani».4 Non potendo cavalcare, volle tuttavia, per fedeltà ai doveri della monarchia, partire in difesa del suo suddito in rivolta, non senza prima averlo severamente rimproverato per il suo comportamento.


Avanzò trasportato dai suoi su una lettiga, accompagnato da settecento uomini, contro ventimila musulmani. Il suo impeto era irresistibile! Lanciandosi di sorpresa sul nemico, ne bruciò le flotte; il “coraggioso” Saladino, solo per aver appreso della presenza del giovane eroe alla testa dei soldati cattolici, fuggì spaventato.


«Nella prima vittoria [a Montgisard], commosse il Cielo, inchinandosi nel deserto; nella seconda, impose il rispetto all’inferno facendo in modo che Saladino si ritirasse»5. Ecco la gloria di un uomo che seppe essere, fatte salve le dovute proporzioni, un altro Cristo in terra!

Dio lo glorificò nell’eternità

Il 16 marzo 1185, all’età di ventiquattro anni, re Baldovino rese l’anima a Dio. Vittorioso contro tutte le disgrazie grazie alla sua ferrea volontà, alla sua pazienza nella sofferenza e al suo coraggio di fronte alle circostanze peggiori, egli brilla nel firmamento della Storia.


Se la lebbra aveva divorato il suo corpo, nella sua anima aveva lasciato il segno luminoso dell’eroismo. Con quale ammirazione, dunque, vedremo risplendere le piaghe di questo guerriero, re e “martire” della sofferenza quando, nel giorno della Risurrezione, la gloria della sua anima si manifesterà nel suo corpo!


Baldovino IV non è ancora stato elevato all’onore degli altari, ma senza dubbio a colui che ha sofferto con così tanta costanza su questa terra e davanti al quale i peggiori nemici della Santa Chiesa hanno tremato di paura, Nostro Signore Gesù Cristo avrà riservato un trono di gloria nell’eternità!


Note

1 BORDONOVE, Georges. Les Croisades et le Royaume de Jérusalem. Parigi: Pygmalion, 2002, pagg. 259-260.

2 Cfr. Idem, p. 281.

3 MICHAUD, Joseph-François. História das Cruzadas. San Paolo: Editora das Américas, 1956, vol.II, p.378.

4 Idem, p. 386.

5 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Baldovino IV, il prototipo del cattolico – II. In: Dr. Plinio. San Paolo. Anno XXI. N.246 (sett., 2018); p.24.


Fonte: Rivista Araldi del Vangelo luglio 2022