Perché l’incenso?

Perché l’incenso?


Non brucio! Così rispose un’incalcolabile miriade di martiri davanti al tribunale romano. Bastava mettere un pugno d’incenso in una pira incandescente che ardeva in onore a un idolo o alla statua dell’imperatore. Un gesto così semplice, qualche grano d’incenso erano sufficienti a contenere la collera dei persecutori e lodare gli dei. Ma quegli eroi della fede, testimoniando il loro amore per Cristo, preferirono morire che adorare gli idoli, la vita eterna che qualche grano d’incenso.


Da lungo tempo, quasi da sempre, l’incenso è stato utilizzato nel culto divino. Questa composizione di resina con erbe aromatiche, che una volta gettata nel fuoco si consuma ed esala un profumo gradevole, è simbolo dell’anima che si offre a Dio in sacrificio di soave odore. In tal modo, offrire incenso a Dio è riconoscere il suo dominio su di noi e su tutta la creazione, la sua maestà e il diritto che Egli ha al nostro vassallaggio.


Così, nell’Antico Testamento, i giudei offrivano a Jahvè un culto nell’altare dell’incenso (Cfr. Es 30,1-10.34-38) e aggiungevano a determinate oblazioni un po’ d’incenso (Cfr. Lv 2,1.15). La tradizione cattolica vide nell’incenso che uno dei Magi offrì al Re Bambino a Natale (Cfr Mt 2,11) un segno che quell’uomo riconosceva in Gesù la divinità.1 E la Chiesa, realizzando il Santo Sacrificio dell’Altare, offre incenso, poiché adora nascosto nelle specie del pane e del vino consacrati il vero Figlio di Dio.


L’incenso è anche simbolo delle preghiere dei giusti, come descrive l’Apocalisse, il libro della Liturgia Celeste: “Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora. Vidi che ai sette angeli ritti davanti a Dio furono date sette trombe. Poi venne un altro angelo e si fermò all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al trono. E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi” (Ap 8,1-4).

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Ancora un significato: la gloria di Dio. Quando vediamo il fumo dell’incenso avvolgere il recinto sacro, lo associamo alla nube che riempì la Tenda del Convegno quando fu consacrata da Mosè, perché la gloria di Dio si fece presente: “Allora la nube coprì la tenda del convegno e la Gloria del Signore riempì la Dimora. Mosè non poté entrare nella tenda del convegno, perché la nube dimorava su di essa e la Gloria del Signore riempiva la Dimora” (Es 40, 34-35). Lo stesso accadde nella dedicazione del Tempio: “Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nuvola riempì il tempio e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio” (1Re 8,10-11).


Simbolizzando così la gloria di Dio, l’incenso manifesta anche l’unione che si stabilisce nella Liturgia tra la Chiesa terrestre e la Gerusalemme Celeste, dove gli Angeli e i nostri fratelli, i Beati, lodano Dio incessantemente e vivono avvolti nella sua gloria.


Sono questi i motivi per i quali nella celebrazione eucaristica, si può incensare l’Altare, la Croce, il Vangelo, le offerte, il Sacerdote, l’assemblea e, soprattutto, lo stesso Nostro Signore Gesù Cristo sacramentalmente presente con la Consacrazione. La benedizione dell’incenso per il rito sacro è un sacramentale; l’incensazione in forma di croce simbolizza il Sacrificio della Croce, e quella delle offerte in forma circolare, la totale appartenenza delle offerte a Dio, rimuovendole dall’uso profano. Inoltre, l’incenso è usato nelle Benedizioni del Santissimo, nei Vespri cantati, nelle esequie e in altre benedizioni di luoghi e oggetti sacri, come le campane.


Nella dedicazione di una chiesa, dopo aver unto l’Altare, è posto su di esso un braciere per bruciare incenso, a simbolizzare che il sacrificio di Cristo, realizzato lì nella Messa, sale al Padre Eterno come soave fragranza, e con esso le preghiere dei fedeli. La colonna d’incenso che allora si alza, ricorda la colonna di nube che accompagnò i figli di Israele nel deserto dopo l’uscita dall’Egitto (Cfr. Es 13,21-22). Tutto lo spazio della chiesa è incensato, poiché è diventato una casa di preghiera, e anche i fedeli, poiché sono “templi vivi di Dio” (Cfr. 1Cor 3,16-17; Ef 2,22).


Caro lettore, quando ci troviamo in una chiesa e ci vediamo circondati dall’incenso e penetrati dal suo profumo, ricordiamoci: siamo in un luogo sacro, è il momento di offrirci a Dio in sacrificio come l’incenso che viene bruciato e di elevare la nostra preghiera affinché, come il fumo, essa salga al Cielo con gradevole odore.


1“[…] poiché intesero che Egli era di natura divina e celeste, offrirono incenso profumato, forma di preghiera vera, offerta e soave odore dello Spirito Santo”. ANONIMO. Opera incompleta sul Vangelo di Matteo, 2: PG 56, 642.

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