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Luminare del senso cattolico


Il Dott. Plinio oscula la statua del Pescatore nella Basilica di San Pietro, nel 1988

C’è una purezza verginale dell’intelligenza che dobbiamo coltivare gelosamente: detestare l’eresia con il vigore indignato con cui le anime caste detestano la lussuria. Di questa virtù San Tommaso d’Aquino ci dà un luminoso esempio.


San Tommaso d’Aquino è stato un grande luminare posto da Dio nella sua Chiesa allo scopo di chiarire, confortare e incoraggiare le anime nel corso dei secoli perché potessero resistere più coraggiosamente agli assalti dell’eresia.


Affrontando con la sua potente intelligenza e la sua ardente pietà tutti i problemi che ai suoi tempi erano investigabili dalla mente umana, attraversò le regioni più aride, quelle più oscure e più infide della conoscenza, con una semplicità, una chiarezza, un’energia davvero soprannaturali.

Fonte della vita intellettuale cattolica

Superando non solo la sapienza umana dei filosofi pagani, ma anche la sapienza stessa dei Dottori della Chiesa che lo avevano preceduto, compose, tra le altre opere, la Somma Teologica, nella quale lasciò registrate tutte le sue vittorie sull’eresia, sull’ignoranza o sul peccato. La sua dottrina si conservò sempre così pura che la Santa Chiesa la indica come fonte indispensabile di tutta la vita intellettuale veramente cattolica.


Se c’è stato un intellettuale che non ha mai avuto la minima macchia di eresia, quell’intellettuale è stato San Tommaso d’Aquino. Il suo senso cattolico fu prodigioso. Egli, da un lato, non si scontrò mai con le verità già definite dalla Santa Chiesa del suo tempo, dall’altro, risolse un infinito numero di questioni sulle quali la Santa Chiesa non si era ancora pronunciata, e con la sua soluzione preparò e accelerò il pronunciamento infallibile della Sposa di Gesù Cristo.


Infine, la nota caratteristica e costante della sua vita fu una tale sottomissione alla dottrina cattolica che, se anche la Chiesa avesse in seguito definito una qualche verità in senso contrario a quanto da lui pensato, egli sarebbe diventato immediatamente il sostenitore più umile, più amorevole e più caloroso del pensiero che aveva contestato, e il più irriducibile oppositore dell’errore precedentemente insegnato come verità.

Mirabile senso cattolico

Così San Tommaso realizzò pienamente i tre gradi del senso cattolico.

Ci sono cattolici che pensano in modo diverso dalla Chiesa e la cui fede è così debole che solo con grande difficoltà si sottomettono alle determinazioni che essa stabilisce.


Ci sono altri che non sentono alcuna reticenza ad ammettere ciò che la Chiesa insegna, ma, posti di fronte a un problema qualsiasi, difficilmente riescono a cogliere la vera soluzione, se non sono stati precedentemente informati del pensiero cattolico.


Infine, il più alto di questi gradi consiste nell’accettare prontamente e con amorevole facilità tutto ciò che la Chiesa insegna, nell’essere così impregnati dello spirito della Chiesa che si pensa come lei, anche se al momento non si conosce il pronunciamento sulle questioni e, infine, anche se si pensa in modo tale sulle questioni che essa non ha ancora definito che, quando le definirà, si è pronti a modificare la propria opinione, cosa che, peraltro, sarà raramente necessaria, perché nella grande maggioranza dei casi avremo saputo intuire il pensiero della Chiesa.


Quindi, se c’è una virtù che dobbiamo ammirare in San Tommaso, che dobbiamo cercare di imitare e il cui raggiungimento dobbiamo chiedere ardentemente a Dio attraverso l’intercessione del grande Dottore, questa virtù è quella del senso cattolico.

Detestare l’eresia come le anime pure detestano la lussuria

Tutti sappiamo quanto dovremmo amare la purezza e qual è la magnifica promessa che ci ha fatto il Signore nel Sermone delle Beatitudini. Nessuno ignora l’ardentissima dilezione con cui il Cuore di Gesù ama le persone che non si sono mai macchiate del peccato di impurezza. Basti pensare all’amore che Egli ha avuto per la Madonna e per San Giovanni Evangelista, l’Apostolo vergine, per capire cosa significhi per Nostro Signore la purezza.


San Tommaso con la “Somma contro i gentili” – Monastero di San Domenico, Lima

Ma se esiste una purezza che, secondo il nostro stato, dobbiamo mantenere integra nel nostro corpo e nel nostro cuore, esiste anche una purezza verginale dell’intelligenza che dobbiamo coltivare gelosamente e che certamente piace immensamente a Nostro Signore. È la purezza dell’intelligenza veramente cattolica, tempio vivo e immacolato dello Spirito Santo, che non ha mai sentito attrazione né ha mai dato sostegno a nessuna dottrina eretica, che detesta l’eresia con tutto il vigore indignato con cui le anime pure detestano la lussuria, e che si preserva da ogni adesione a un pensiero che non sia quello della Chiesa, con la cura con cui le anime caste sanno tenere lontane da sé tutte le impressioni impure.


Nostro Signore ha detto di essere la vite e che noi siamo i tralci. Quanto più siamo uniti alla vite, maggiore sarà la linfa che avremo in noi. Ora, si può anche dire che la Santa Chiesa è la vite e che noi siamo i tralci, e che quanto più saremo uniti a lei, maggiore sarà la linfa che avremo in noi. E poiché saremo tanto più uniti alla Chiesa quanto più il nostro pensiero sarà unito a lei, tanto più intensa sarà la nostra vita spirituale quanto più completo sarà il nostro senso cattolico.

Obbedienza incondizionata alla Cattedra di San Pietro

Non è consigliabile, però, rimanere nel generico. Nell’epoca di confusione in cui viviamo, non basta parlare di sottomissione alla Chiesa. È necessario essere espliciti e parlare subito dell’infallibilità papale. La purezza verginale della nostra intelligenza può derivare solo dalla nostra obbedienza affettuosa e incondizionata alla Cattedra di San Pietro. Se siamo interamente con il Papa, siamo interamente con la Chiesa, con Gesù Cristo e quindi con Dio.


Che nella festa del grande Dottore il nostro senso cattolico trovi il sostegno di grazie sempre più vigorose, e che queste grazie ricevano dalla nostra volontà una cooperazione sempre più entusiasta: questa deve essere la conclusione pratica della nostra meditazione.


Estratto da: Meditação na festa de São Tomás. In: Legionário. São Paulo. Ano XIII. N.391 (10 marzo 1940); p.2

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