“Pane vivo disceso dal Cielo”



Il culto e la devozione alla Santissima Eucaristia sono cresciuti poco a poco nel corso dei secoli della vita della Chiesa.


“Pane vivo disceso dal Cielo”

Salendo al Cielo, Gesù non avrebbe potuto lasciarci un regalo più grande dell’Eucaristia. Che cosa di più prezioso del suo stesso Corpo e Sangue, Anima e Divinità? Sì, nella Santa Ostia Gesù è realmente presente,proprio come nella sua vita terrena, ma nascosto sotto il velo del pane e del vino. Che miracolo, che grande mistero!


Infatti, l’intelligenza umana non arriverebbe mai a pensare a qualcosa allo stesso tempo di così impossibile e di così semplice: Dio e Uomo vero nascosto nell’apparenza di cibo, sempre a nostra disposizione, come rimedio del corpo e dell’anima.


Ma perché nascosto? Perché Lui vuole essere cercato dai suoi figli e dalle sue figlie. È avido di essere visitato, di essere ricevuto nel sacramento della comunione.


Ed è questo che la Solennità del Corpus Domini commemora ogni anno, dal 1264, quando fu istituita da Papa Urbano IV, attraverso la Bolla Transiturus de hoc mundo. Questa festa “dovrebbe segnare i tempi futuri della Chiesa, avendo come finalità quella di cantare Gesù Eucaristico, rendendoGli solennemente grazie per aver voluto restare con noi fino alla fine dei secoli sotto le specie del pane e del vino. Niente di più adeguato del fatto che la Chiesa commemori questo incomparabile dono.” (João S. Clás Dias, EP)


Il culto e la devozione alla Santissima Eucaristia sono cresciuti poco a poco nel corso dei secoli della vita della Chiesa. Fin dai primi tempi Essa era ricordata il Giovedì Santo – come del resto lo è anche ai nostri giorni– ma con un certo tono di tristezza, poiché quella sera il Salvatore fu tradito da uno dei suoi discepoli e consegnato nelle mani di coloro che lo avrebbero ucciso.


Più tardi, ormai nel Medioevo, questa devozione guadagnò spazio nella vita dei fedeli e della stessa Chiesa, e oltre alla celebrazione della Santa Messa, cominciarono altri movimenti di lode a Gesù Ostia. “L’ultimo impulso venne dalle visioni di Santa Giuliana di Monte Cornillon, una monaca agostiniana belga, cui Gesù chiese l’istituzione di una festa annuale in segno di ringraziamento per il sacramento dell’Eucaristia. La religiosa trasmise questa richiesta all’arcidiacono di Liegi, il quale, eletto Papa 31 anni dopo, adottò il nome di Urbano IV. Poco dopo questo Pontefice istituiva la festa del Corpus Domini, che finì per diventare uno dei punti culminanti dell’anno liturgico in tutta la Cristianità.” (João S. Clás Dias, EP)


Infatti, nel 1263, un sacerdote di nome Pietro, originario di Praga, era in viaggio alla volta di Roma, e nel cammino cominciarono ad assalirlo tentazioni violente contro la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, ma egli non si lasciava vincere da tale pensiero. A un certo punto egli arrivò nella città di Bolsena, distante circa 120 Km da Roma, e decise di fare lì una pausa, e approfittò per celebrare la Santa Messa, per fortificare la sua fede colpita da queste terribili tentazioni.


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Tuttavia, quanto più egli cercava di allontanare questi pensieri increduli, più forti essi tornavano nella sua mente. Questo s’intensificò particolarmente al momento della Consacrazione del pane. In quel frangente, il sacerdote guardò l’Ostia e vide grondare gocce di sangue! La sua emozione fu immensa. Il torturante dubbio cui egli non voleva dare ascolto si dissolse e volò via come la polvere della terra sollevata dal vento.


Passati i primi momenti di forte commozione, Pietro decise di continuare il suo viaggio a Roma e di raccontare al Papa l’accaduto. Urbano IV lo ricevette e ascoltò attentamente tutti i particolari di tale impressionante miracolo. In seguito ordinò che fosse accertata la sua veridicità, e, una volta confermata, organizzò una processione in testa alla quale si pose il Servo dei servi di Dio. Giunto alla città di Orvieto (che si trova a 20 Km da Bolsena) gli venne incontro un’altra processione con l’Ostia miracolosa, tutta impregnata di sangue e avvolta in un corporale.

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Fu proprio lì a Orvieto che Urbano IV decise di istituire la celebrazione di una festa in onore del Santissimo Sacramento, che ancor oggi conosciamo come Festa del Corpus Domini. Non si sa se per una di queste soprannaturali coincidenze – che non sono mai accidentali – oppure se perché facevano parte della comitiva che accompagnava il Papa, si trovavano nella stessa città due dei maggiori teologi di tutti i tempi: San Tommaso d’Aquino e San Bonaventura. Il Papa, allora, li convocò – insieme ad altri teologi – e chiese loro di comporre una sequenza1 per la Messa della festa.


Scaduto il termine pattuito, tutti loro comparvero davanti al Sommo Pontefice per presentare le loro composizioni. Il primo fu San Tommaso d’Aquino, che cominciò a leggere il Lauda Sion. Appena ebbe terminato la lettura, tutti i presenti, e soprattutto San Bonaventura, stracciarono i loro scritti e applaudirono il magnifico capolavoro, vera sintesi teologica sull’Eucaristia, talmente bello che lasciamo che le sue parole concludano questo articolo:


Loda, o Sion, il Salvatore, loda la guida e il pastore con inni e cantici.

Quanto ti è possibile, osa lodarLo perché Egli è superiore ad ogni lode e mai lo loderai in modo degno.

Ci è oggi proposto un tema speciale di lode: il Pane vivo che dà la vita.

È Lui che alla mensa della sacra cena fu distribuito ai dodici, come in verità crediamo.

Sia la lode piena, risonante, che sia lieto, sia appropriato il giubilo della mente.

Poiché celebriamo il giorno solenne che ci ricorda l’istituzione di questo banchetto.

In questa mensa del nuovo Re, la pasqua della nuova legge mette fine alla pasqua antica.

Il rito nuovo rigetta il vecchio, la realtà dissipa le ombre come il giorno dissipa la notte.

Ciò che Cristo ha fatto durante la Cena, ci ha ordinato di farlo in memoria sua.

E noi, ammaestrati coi suoi sacri insegnamenti, consacriamo il pane e il vino in ostia di salvezza.

È dogma di fede per i cristiani che il pane si converte nella carne e il vino nel sangue del Salvatore.

Ciò che non comprendi, ciò che non vedi, una Fede vigorosa te lo assicura, elevandoti al di sopra dell’ordine naturale.

Sotto specie diverse, apparenze e non realtà, si nascondono realtà sublimi.

La carne è cibo, il sangue bevanda; eppure sotto ogni specie Cristo resta intero.

E chi lo riceve non lo spezza né lo divide, ma lo riceve tutto intero.

Sia lo ricevano in mille, sia uno solo, tutti ricevono lo stesso, né ricevendolo possono consumarlo.

Lo ricevono i buoni e i cattivi ugualmente, tutti ricevono lo stesso, ma con effetti diversi: i buoni per la vita e i cattivi per la morte.

Morte per i cattivi e vita per i buoni: vedi come sono differenti gli effetti che produce lo stesso alimento.

Quando l’ostia è divisa non tentennare, ma ricorda che il Signore si trova tutto sotto il frammento, quanto nell’ostia intera.

Nessuna divisione può violare le sostanze: soltanto i segni del pane, che vedi con gli occhi della carne, sono stati divisi! Né lo stato, né le dimensioni del Corpo di Cristo sono alterate.

Ecco il pane degli Angeli che diventa alimento dei pellegrini: veramente è il pane dei figli di Dio che non deve essere gettato ai cani.

Le figure lo simbolizzano: è Isacco che s’immola, l’agnello che si destina alla Pasqua, la manna data ai nostri padri.

Buon pastore, pane vero, abbi pietà di noi. Nutrici, proteggici, facci contemplare il Bene supremo nella terra dei vivi.

Tu, che tutto sai e tutto puoi, che ci alimenti in questa vita mortale, ammettici in Cielo, alla tua mensa e facci tuoi coeredi e compagni di coloro che abitano la città santa.


1 Sequentia, o in italiano sequenza, è un termine latino usato per designare un passo del canto gregoriano cantato durante la Santa Messa. Per molti secoli fu cantato prima della lettura del Vangelo, ma, con la riforma della liturgia nel 1970 la sequentia fu portata a prima dell’alleluia. Attualmente essa è utilizzata solo in Messe più festive, come la Solennità del Corpus Domini, Pasqua, Pentecoste, tra le altre.

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