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Dimmi con chi vai…

A volte, i nostri peggiori nemici non sono così lontani come immaginiamo; è importante chiedere a Dio che ci protegga dai cattivi amici - “Scena di taverna”, di David Teniers - National Gallery of Art, Washington
A volte, i nostri peggiori nemici non sono così lontani come immaginiamo; è importante chiedere a Dio che ci protegga dai cattivi amici - “Scena di taverna”, di David Teniers - National Gallery of Art, Washington

Le cattive amicizie costituiscono uno dei peggiori ostacoli alla nostra salvezza. Ma come distinguere i cattivi amici? Come evitare di lasciarsi influenzare da loro?


Immaginiamo che Dio ci abbia concesso la possibilità di creare. Non un essere qualsiasi, ma un uomo; non un uomo qualsiasi, ma un amico; non un amico qualsiasi, ma l’amico ideale. Inizieremmo subito a riunire in lui ogni sorta di qualità: modi gentili, pazienza, intelligenza, forza di volontà e le virtù più disparate. Ideeremmo qualcuno che sia gradevole, che provi sentimenti simili ai nostri e che abbia i nostri stessi gusti.


Sul punto di creare questo capolavoro, sentiamo Dio dirci che, tra tutte quelle qualità, il nostro amico potrà averne solo una. Perplessi, inizieremmo il processo inverso, una dolorosa rinuncia degli attributi desiderati. Alla fine, cosa sceglieremmo? Pazienza o forza di volontà? Intelligenza o modi affabili?


I francesi chiamerebbero questa situazione embarras du choix, imbarazzo della scelta.


La soluzione, tuttavia, diventa molto semplice se consideriamo che un amico è come un compagno di viaggio. Anche se esistesse una persona in grado di riunire in sé tutte le caratteristiche di un amico ideale al punto da essere quasi un angelo, non la sceglieremmo mai come compagna di viaggio se non fosse dotata di una caratteristica specifica: avere la nostra stessa destinazione.


Ebbene, nel viaggio più solenne, quello della vita verso l’eternità, è necessario considerare con particolare serietà la scelta di coloro che ci faranno compagnia. Altrimenti, potrebbe accadere che amicizie pericolose, con percorsi diversi dai nostri, ci conducano verso altre destinazioni…


Cattive amicizie o velate inimicizie?


A chi dicesse «io non ho nemici», potremmo rispondere con le parole di un antico pensatore: «Davvero non avete nessun amico?»1. A volte, i nostri peggiori nemici non sono così lontani come immaginiamo, per cui è importante anche chiedere a Dio di proteggerci non solo dai nemici, ma anche dai cattivi amici.


Cattivi amici: forse è difficile trovare una combinazione di parole così mal assortita e incoerente. Può forse un amico essere cattivo? È forse l’amicizia una professione che può essere esercitata bene o male? Ovviamente no. Essa appartiene piuttosto a quella serie di realtà così radicali che, una volta qualificate, cambiano natura: le virtù.2


Infatti, non si chiama ingiustizia la “cattiva giustizia”, né intemperanza la “cattiva temperanza”. L’implacabile prefisso “in” che anteponiamo a queste parole non indica una distorsione, ma una negazione: in-giustizia è assenza di giustizia, come in-temperanza è assenza di temperanza. Allora, perché consideriamo cattiva amicizia qualcosa che, in fondo, è una in-imicizia? Teniamolo bene a mente: un cattivo amico si rivela sempre un nemico della nostra anima. Se lo seguiamo sulla sua strada, potremo arrivare ovunque, tranne che nel Regno dei Cieli: per la sua follia, periremo con lui (cfr. Sir 8, 18).


Ma come riconoscere i falsi amici? Sono come lupi travestiti da pecore (cfr. Mt 7, 15)… Molti di loro si camuffano prodigiosamente bene, è vero, ma ci sono alcuni segnali che possono smascherare la falsa amicizia: gli artigli e i denti da lupo.


Anestesista della coscienza


Ci sono persone che considerano l’amicizia come la capacità di essere complici. Secondo costoro, il vero amico è colui che chiude un occhio sui difetti altrui. Se la coscienza è sensibile o tormentata, basta rivolgersi a lui: possiede ogni genere di “anestetico”. La sua bontà e la sua stima nei nostri confronti arrivano a tal punto che non osa causarci il minimo malcontento. In questa logica, il suo atteggiamento è paragonabile a quello di un medico che lascia morire il proprio paziente piuttosto che sottoporlo all’amarezza delle medicine che potrebbero guarirlo…


Ma la realtà è un’altra: l’amicizia esiste per essere compagna delle virtù, non dei vizi.3 L’amico, quello vero, è colui che consola nelle prove, sostiene nell’aridità, aiuta nella pratica delle virtù e corregge in modo fraterno le nostre deviazioni. Un buon consiglio dato con saggezza e accolto con gratitudine, anche quando ha il sapore amarognolo del rimprovero, unisce due anime con legami più solidi e resistenti di un diamante.


Avvoltoio che si nutre dei successi altrui


Il falso amico, o meglio, il nemico sotto mentite spoglie, non ha bisogno di un lavoro: il suo mestiere è lusingare, la sua retribuzione è il suo stesso amico.

Il falso amico, o meglio, il nemico sotto mentite spoglie, non ha bisogno di un lavoro: il suo mestiere è lusingare, la sua retribuzione è il suo stesso amico. Presenti nei momenti felici poiché sono compagni eccellenti nella gioia, lo sono raramente nella tristezza - “Il figliol prodigo che sperpera il suo denaro in una vita dissoluta”, di Franz Christoph Janneck; in primo piano, “I cambiavalute”, di Marinus van Reymerswaele – Museo delle Belle Arti, Nancy (Francia)
Il falso amico, o meglio, il nemico sotto mentite spoglie, non ha bisogno di un lavoro: il suo mestiere è lusingare, la sua retribuzione è il suo stesso amico. Presenti nei momenti felici poiché sono compagni eccellenti nella gioia, lo sono raramente nella tristezza - “Il figliol prodigo che sperpera il suo denaro in una vita dissoluta”, di Franz Christoph Janneck; in primo piano, “I cambiavalute”, di Marinus van Reymerswaele – Museo delle Belle Arti, Nancy (Francia)

Non confondiamo, però, l’adulazione o la lusinga con l’elogio e il desiderio di compiacere. Per dovere di giustizia, le buone azioni devono essere elogiate, e non costituisce peccato cercare di compiacere coloro che vivono con noi. Tuttavia, ciò non può essere fatto con l’intento di trarne profitto.4


L’adulatore è ben rappresentato in una delle celebri favole di Jean de La Fontaine. Un corvo era appollaiato su un albero con un pezzo di formaggio nel becco, quando una volpe si avvicinò dicendogli:


«Buongiorno, maestro corvo, mio signore. Quanto siete bello! Che piumaggio, che splendore!»5 E, continuando a lodarlo, gli chiese di cantare per poter ascoltare la sua voce “meravigliosa”. Il corvo, pensando che il suo gracchiare fosse una melodia armoniosa, aprì il becco per cantare, mentre vedeva il formaggio cadere ed essere preso dalla volpe… Lo stesso autore affida al più astuto degli animali la morale della favola: «Mio signore, imparate che l’adulatore vive a spese di chi gli presta attenzione. Questa lezione vale sicuramente un formaggio».6


Dobbiamo guardarci, tuttavia, non solo dagli adulatori, ma anche da quella categoria di amici eccessivamente avidi dei nostri successi, sempre presenti nei momenti felici, perché i compagni eccellenti nella gioia raramente sono tali nella tristezza. A tal proposito, la sapienza di Dio ci consiglia giustamente: «Se intendi farti un amico, mettilo alla prova; e non fidarti subito di lui. C’è infatti chi è amico quando gli fa comodo, ma non resiste nel giorno della tua sventura. C’è anche l’amico che si cambia in nemico e scoprirà a tuo disonore i vostri litigi. C’è l’amico compagno a tavola, ma non resiste nel giorno della tua sventura» (Sir 6, 7-10).


Allergico ai fallimenti: traditore


Passiamo ora al rovescio della medaglia. Si dice che «l’amico vero si riconosce nel momento del bisogno».7 Ma potremmo aggiungere – e a maggior ragione – che il falso amico si riconosce nell’ora della prova: la sua assenza lo condanna.


In questa prospettiva, il Dott. Plinio Corrêa de Oliveira8 raccontò un episodio assai eloquente. Un giorno si trovava in un ristorante e poté osservare un giovane che, triste e pensieroso, conversava con il proprietario del locale: «Quando avevo due gambe», si lamentava, «vivevo circondato da amici ed ero molto stimato. Da quando ho perso questa gamba, i miei amici mi hanno abbandonato».


Che uomo infelice, verrebbe da dire, perché ha perso i suoi amici! Ma riflettiamo: che tipo di amici erano questi? Il vero amico non è colui che cerca due gambe, ma colui che cerca di condurre un’anima in Cielo. Fortunato quel giovane: perdendo la gamba, si è liberato dei nemici della sua salvezza. Inoltre, la sofferenza e persino l’isolamento lo hanno reso una persona matura, capace di interrogarsi sul significato degli avvenimenti della propria vita. Che dono della Provvidenza: non gli ha dato amici, ma lo ha liberato dai nemici.


Questo episodio dimostra come gli amici cattivi ci abbandonino proprio quando abbiamo più bisogno di loro. E la loro deriva non termina qui, perché purtroppo il cattivo amico è un potenziale traditore: «Anche l’amico in cui confidavo», declama il salmista, «anche lui, che mangiava il mio pane, alza contro di me il suo calcagno» (Sal 41, 10). Basta evocare la triste storia di Giuda, il cattivo amico per eccellenza, che osò tradire Gesù Cristo con un cinico gesto di amicizia, un bacio ignobile e infame (cfr. Mt 26, 48-49).


Il rimedio: salutare, efficace, unico


Complice, adulatore, avido di successi, allergico alle sconfitte e traditore: ecco alcuni tratti del profilo morale di un cattivo amico. Tuttavia, nulla di tutto questo costituisce l’essenza della compagnia nociva; si tratta soltanto di sintomi. Un’amicizia è dannosa quando ci allontana dal cammino verso il Cielo. In altre parole, chi ci porta al peccato o ci allontana dalla virtù è un cattivo amico – o meglio, un nemico della nostra anima.


Ora, come evitare di lasciarsi influenzare dalle cattive amicizie? C’è un solo rimedio: allontanarsene.

I cattivi amici ci abbandonano quando più abbiamo bisogno di loro. E la cosa non finisce qui, perché purtroppo il cattivo amico è un potenziale traditore - “L’espulsione del figliol prodigo”, di Lambert Doomer
I cattivi amici ci abbandonano quando più abbiamo bisogno di loro. E la cosa non finisce qui, perché purtroppo il cattivo amico è un potenziale traditore - “L’espulsione del figliol prodigo”, di Lambert Doomer

Il buon senso e l’esperienza ce lo indicano: un frutto marcio guasta anche gli altri. E la Scrittura lo ribadisce: «Un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta» (1 Cor 5, 6); «Chi maneggia la pece si sporca, chi frequenta il superbo diviene simile a lui» (Sir 13, 1). Persino la solitudine è una compagnia migliore di un cattivo amico, come recita il detto: «Meglio soli che male accompagnati».


Tutti possiamo constatare che il contatto con persone che ci portano al peccato è uno degli ostacoli più pericolosi per la salvezza. Consapevole di ciò, San Paolo già esortava i primi cristiani: «Non lasciatevi ingannare: “Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi”» (1 Cor 15, 33).


Se sapremo vigilare sulle nostre amicizie, con l’aiuto della Santissima Vergine, ci dirigeremo certamente verso l’amicizia beata ed eterna, perché, in un certo senso, la vita di un uomo può essere definita dalla qualità degli amici che ha avuto. Non sarebbe una sorpresa sentirci dire da Dio, nel giudizio individuale: «DimMi con chi hai camminato, e ti dirò dove andrai».  


Note

1 Cfr. PLUTARCO. Come trarre vantaggio dai propri nemici, 86C.

2 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. II-II, q.114, a.1.

3 Cfr. CICERONE, Marco Tullio. Lælius de amicitia, cap.XXII, n.83.

4 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO, op. cit., q.115, a.1.

5 LA FONTAINE, Jean de. Fábulas. São Paulo: Melhoramentos, 1962, p.50.

6 Ibid., pp. 50-51.

7Amicus certus in re incerta cernitur” (CICERO, op. cit., cap.XVII, n.64).

8 Cfr. CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Conferenza. São Paulo, 12/10/1972.

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