Il messaggio di Santa Giacinta per l’educazione dei giovani.



Santa Giacinta brilla come luce radiosa nelle tenebre e indica una strada da seguire a piccoli e grandi.


La piccola Giacinta è una figura che genera stupore ancora oggi. Bambina fragile ma dotata di tutte le qualità della donna forte della Scrittura, seppe abbinare in modo prodigioso le virtù della fanciullezza a quelle dell’età matura. Innocentissima, è vero, ebbe anche occhi maturi per vedere in tutta la loro brutta realtà i mali morali che affliggevano il mondo, più di tanti adulti ottimisti; debole per l’età ebbe la forza di un’eroina nel sopportare le sofferenze e i dolori per la conversione dei peccatori, come le aveva chiesto la bella Signora; candida e tenera come una colomba riuscì a individuare senza errore, avendo il tempo come testimone dell’autenticità del suo profetismo, quale sarebbe stato il triste futuro di un sacerdote un po’ troppo rilassato che anni dopo avrebbe abbandonato la talare per seguire altre vie… E potremmo continuare indefinitamente l’elenco di questa sorta di somma di qualità della nostra piccola.


Così, nella nostra epoca storica in cui spesso si trova il fenomeno contrario, cioè adulti imbambolati e bambini tante volte corrotti precocemente, Santa Giacinta brilla come luce radiosa nelle tenebre e indica una strada da seguire a piccoli e grandi.



Anzitutto ci mostra che innocenza e serietà sono virtù che vanno inseparabilmente unite. Quando seppe che suo fratello Francesco doveva lasciare questo mondo, mandò a dirgli: “Salutami tanto Nostro Signore e la Madonna e di’ Loro che soffro tutto quello che vorranno per convertire i peccatori e riparare il Cuore Immacolato di Maria”. Queste sue parole sono una dimostrazione di dolce confidenza piena di tenerezza nei confronti del Signore e di sua Madre, ma sono anche parole che manifestano la disposizione coscienziosa a soffrire tutto, senza lamenti, per dar gloria a Gesù e a Maria!

E com’era lo sguardo di Giacinta sul peccato? La bambina esaminava la realtà del peccato con grande orrore: “I peccati del mondo – siamo nel 1918! – sono troppo grandi. Se gli uomini sapessero che cos’è l’eternità, farebbero di tutto per cambiare la loro vita”.


Ma dove hanno origine le tante qualità della piccola pastorella? La somma di virtù che troviamo in Giacinta è un frutto particolare della formazione che la Stessa Vergine di Fatima volle dare ai suoi piccoli discepoli: li mise davanti alla terribile alternativa della vita eterna con Dio o senza Dio, nel Cielo o nell’Inferno. E quanto è servito questo metodo per modellare l’anima di Santa Giacinta!


Molti educatori, oggigiorno, potrebbero pensare che sia stata un’esagerazione far vedere a una bambina la terribile realtà dell’Inferno. Una realtà, d’altronde, che secondo la descrizione dei pastorelli è in tutto simile a quanto riporta l’Apocalisse quando ci insegna che i dannati berranno il vino puro dell’ira di Dio e dell’Agnello e saranno torturati con fuoco e zolfo al cospetto degli angeli santi: “Il fumo del loro tormento salirà per i secoli dei secoli, e non avranno riposo né giorno né notte” (Ap 14, 9-11).


I pastorelli di Fatima


Notiamo, però, un altro dettaglio. Prima di mostrare a Lucia, a Giacinta e a Francesco i terrori di una vita eterna disgraziata, la Vergine Santissima li inondò con lo splendore celestiale, quella luce ineffabile di Dio che, uscita dal suo Cuore Immacolato, li riempì di una felicità piena, stabile, innocente, al di sopra di ogni considerazione! Il timor di Dio si sostiene quindi anche sull’amore di carità.


Sì, Santa Giacinta ci mostra l’effetto benefico di essere formati alla serietà mediante la contemplazione degli estremi più distanti – Cielo e Inferno – che tutti gli uomini troveranno dopo il tramonto di questo mondo. Tertium non datur: o Cielo o Inferno, e per sempre!


E lungi dal causare traumi o disturbi psicologici, il veder chiaramente, senza nessun tipo di falsificazione soft, la grandezza di un futuro eterno, ha dato alla Chiesa e al mondo i santi più piccoli!


C’è da rifletterci su! Tanti genitori e tanti educatori non parlano mai né insegnano queste realtà ai piccoli, pensando solo a non creare in loro paure o timori… Invece possono trovarsi in un pericoloso errore, come si evince dalla catechesi fatta da Maria ai suoi piccoli prediletti. Santa Giacinta è un monumento di tenerezza mista a tanta maturità. Come sarebbe bello trovare più bambini come lei e come il suo fratellino Francesco… E, allora, perché non imitare la Madonna? Perché non presentare il Cielo nella sua bellezza eterna e l’inferno in tutto il suo terribile realismo come elementi essenziali della formazione cristiana da riproporre nelle famiglie, nelle scuole cristiane e nelle parrocchie?


Ascolteremmo così, dai nostri piccoli, frasi come questa: “Mi piace molto pensare”, detta da Santa Giacinta nel suo letto di dolore, e sentiremmo consigli come: “Le persone che servono Dio non devono seguire la moda. La Chiesa non ha mode… Nostro Signore è sempre lo stesso”. Chi avrebbe mai detto che una contadina di otto anni sarebbe stata capace di tali ragionamenti? Non sarebbe bello se dalle labbra dei nostri piccoli sentissimo cose del genere? Ecco il frutto della formazione di Maria Santissima. Alla scuola della Madonna si imparano l’amore e il timore di Dio, si formano le grandi personalità, si riceve una sapienza nascosta e sublime.


Se vogliamo far felici i bambini, trattiamoli con la stessa serietà con cui la Vergine formò i pastorelli di Fatima, e allora pianteremo alberi di santità, capaci di gridare al mondo, come fece Santa Giacinta: “È necessario fare penitenza. Se noi ci emendiamo, Nostro Signore proteggerà ancora il mondo; ma se non ci si emenderà, verrà il castigo!”.