Novena di Natale – Primo giorno.



Per conoscere e apprezzare meglio… il Presepe! (recitare il 16 dicembre)

Non si può parlare del Presepe che ogni anno le parrocchie e le famiglie allestiscono, senza che spunti l’affascinante ricordo del poverello di Assisi. Ottenuta da Papa Onorio III nel 1223 l’approvazione pontificia per l’ordine francescano, San Francesco si avviò verso l’eremo di Greccio al fine di celebrarvi il Natale. Essendo molto sensibile ai simboli e ai gesti – da buon cattolico medievale – volle riprodurre per quanto possibile la scena della grotta di Betlemme, per cui determinò che in un luogo stabilito fossero portati un asino e un bue e che, sopra un altare mobile collocato su una mangiatoia, fosse celebrata la Santa Messa. In questo modo, Gesù Eucaristico si sarebbe fatto realmente presente nel buio, al freddo, in mezzo agli animali, su quella che sarebbe stata la sua prima e improvvisata culla… In quella notte non c’erano né statue né altre raffigurazioni. Tuttavia, la geniale e pia intuizione del santo fece sì che la devozione popolare, condividendo il suo stesso desiderio, inventasse il Presepe, tradizione benemerita che consente a tutti i cristiani di avere davanti agli occhi quell’evento di grandezza insuperabile accaduto duemila anni fa alla presenza della Santissima Vergine e del suo Sposo verginale, San Giuseppe.

Attualmente, il laicismo culturale nella sua aggressività anti-cristiana cerca di cancellare o di deturpare l’abitudine di allestire il Presepe nei luoghi pubblici o in quelli privati, per cui risulta più importante che mai riscoprire il suo valore a livello di fede e di storia. Tante considerazioni potrebbero farsi a riguardo. Nell’imbarazzo della scelta, sembra che un piccolo commento sugli elementi che compongono le nostre solite rappresentazioni della nascita di Gesù possa stimolare l’interesse e la devozione dei cattolici perché non solo tramandino alle nuove generazioni una vecchia e venerabile tradizione, ma la vivano ogni anno con rinnovato apprezzamento e con tenera pietà.


Il bue e l’asino


Le narrazioni dei Vangeli non fanno riferimento esplicito alla presenza di un bue e di un asino accanto a Gesù neonato. La tradizione di presentarli nella grotta di Betlemme nasce piuttosto dalla considerazione dell’Oracolo del profeta Isaia: “Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende” (Is 1, 3). Il fatto che Gesù sia nato in una grotta e sia stato deposto in una mangiatoia stabilisce punti di contatto con questo riferimento profetico. Ma non solo. Il vero collegamento va ricercato nel messaggio che il profeta espone nel versetto successivo in cui leggiamo duri rimproveri al popolo d’Israele: “Guai, gente peccatrice, popolo carico d’iniquità! Razza di scellerati, figli corrotti!


Hanno abbandonato il Signore, hanno disprezzato il Santo d’Israele, si sono voltati indietro” (Is 1, 4).


Il linguaggio profetico è fatto talvolta di drammatici paragoni. In questo caso Isaia mostra il contrasto tra la considerazione che gli animali domestici, mossi da istinto, hanno per i loro padroni e la crudele freddezza del popolo eletto verso il Signore. Il Vangelo di San Giovanni, nel suo prologo, afferma: “[Il Verbo] venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1, 11). Ecco perché la pietà popolare ha voluto l’asino e il bue sdraiati dietro la mangiatoia di Gesù: per segnalare il rifiuto da parte di tanti israeliti verso il Messia appena nato.


Sulla storicità della presenza del bue e dell’asino nella grotta di Betlemme, si deve dire, però, che il mancato riferimento esplicito da parte degli Evangelisti non è sufficiente per negare che là ci fossero entrambi gli animali. L’asino sicuramente era presente perché fu adoperato da San Giuseppe durante il viaggio intrapreso per il censimento. Anche il bue con molta probabilità poteva trovarsi sul posto, essendoci una mangiatoia che, a quel che sembra, aveva della paglia per nutrire il bestiame, sulla quale fu deposto con premura materna il Divin Neonato. D’altra parte, gli animali erano usati in inverno come una sorta di riscaldamento naturale.


È poi da notare che l’asino e il bue avevano un ruolo rilevante nella vita domestica degli israeliti. Nel Pentateuco e nei Vangeli troviamo diversi riferimenti espliciti a questi due animali che erano di aiuto per le vicende familiari. L’asino serviva come animale da soma e il bue serviva in campagna per arare la terra. Entrambi erano pressoché indispensabili, per cui Mosè comanda: “Se vedi l’asino di tuo fratello o il suo bue caduto lungo la strada, non fingerai di non averli scorti, ma insieme con lui li farai rialzare” (Dt 22, 4). Tale ruolo domestico veniva ricoperto da questi animali anche al tempo di Gesù, tanto che entrambi compaiono nei rimproveri del Divin Maestro contro il formalismo vuoto e legalista dei farisei a proposito del riposo sabatico: “Il Signore gli replicò: Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi?” (Lc 13, 15).


Anche sul profilo mistico i due animali hanno un simbolismo notevole per chi vuol volare con le ali della mente aldilà della letteralità dei testi senza, però, tradirla. Troviamo, infatti, un asino con un ruolo considerevole in quella profezia di Zaccaria che si avverò nella domenica delle Palme: “Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina” (Zacc 9, 9). Gesù Bambino sdraiato sulla modesta mangiatoia era quel Re magnifico che avrebbe dovutoconquistare con il sangue del suo sacrificio tanti cuori destinati alla salvezza! Ecco il ruolo nel Presepe dell’asino rispettoso e gentile che scalda il Bambino e lo guarda con tenerezza: ricordarci la sua regalità che è tutta mansuetudine, santità e trionfo sul male.


Dal canto suo, il bue è citato da San Paolo per far riferimento, in linguaggio metaforico, al lavoro apostolico, soprattutto a quello della predicazione e dell’insegnamento, che dev’essere considerato e sovvenzionato dai fedeli: “Dice infatti la Scrittura: «Non metterai la museruola al bue che trebbia» e: «Il lavoratore ha diritto al suo salario»” (1 Tim 5,18; vedi anche 1Cor 9, 9 e Dt 22, 10). In effetti, Gesù sarebbe stato un predicatore itinerante instancabile ma dovette vivere della carità altrui, sostentato come fu da pie donne ricche (Lc 8, 1-3). Il bue, dunque, ci ricorda Gesù Maestro, sole di sapienza e fonte di salvezza, che visse, però, in povertà durante il suo arduo lavoro apostolico.


Tuttavia, il senso più bello dell’asino e del bue accanto a Gesù Bambino è quello della speranza. Il brano di Isaia indicato precedentemente, accenna in primo luogo all’infedeltà del popolo, ma in seguito fa commoventi inviti alla conversione accompagnati da straordinarie promesse di salvezza: “Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene” (Is 1, 16-17). E ancora “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra. Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la bocca del Signore ha parlato”. (Is 1, 18-20)


Il santo Presepe, che fin dall’inizio include la presenza dell’asino e del bue, è un richiamo alla conversione fatto con tenerezza, candore e fermezza. Gli animali che guardano Gesù ci ricordano che essi hanno riconosciuto il loro padrone, al contrario di tanti cattolici, dotati di ragione e ornati della fede battesimale, che dimenticano Chi dovrebbe essere il centro delle loro vite. La presenza innocente, regale e abbagliante di Gesù nella mangiatoia è un invito forte a una conversione sincera che ci aprirà le porte di tutte le misericordie. Altrimenti, la spada della giustizia sarà pronta a divorare i ribelli.


Per intercessione della Vergine Santissima e di San Giuseppe, suo sposo verginale, supplichiamo il Padre Celeste perché tocchi i nostri cuori in maniera irresistibile e li guidi per le vie della santità, del sacrificio e della pace fino al raggiungimento della felicità eterna.



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Messaggio rivolto agli Araldi del Vangelo per occasione

della approvazione Pontificia nel 22 febbraio 2001

ARALDI DEL VANGELO
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